Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Aquila
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Testo
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Home
Proteo
Proteo
entra/registrati
Il catasto grotte
Elenco grotte
Ricerca semplice
Ricerca su mappa
Conversione coordinate

Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia

Home » Il catasto grotte

Cavità n° 3895 - Grotta Egidio Feruglio

Opzioni cavità:

Nomi e numeri catastali
Nome principale Grotta Egidio Feruglio
Nome principale sloveno
Numero catasto 3895
Numero catasto storico 2175FR
Numero totale ingressi 2

Scopritori
Data scoperta 31-10-1982
Scopritore Non specificato -
Gruppo scopritore AFR - Associazione Friulana Ricerche

Posizione ingresso principale
Presenza targhetta Si
Area geografica Prealpi Giulie
Provincia Udine
Comune Lusevera
Tipo carta 1:5.000
Carta CTRN 1:5.000 049123 - Vedronza
Tipo posizione Aggiornamento Posizione
Metodo rilevamento STRUMENTALE -> GPS
Latitudine Gauss-Boaga 5124028,3
Longitudine Gauss-Boaga 2388011,4
Latitudine WGS-84 46° 15' 24,457" (46,2567936)
Longitudine WGS-84 13° 17' 14,7305" (13,28742514)
Latitudine UTM WGS-84 5124005,0
Longitudine UTM WGS-84 368007,0
Quota ingresso 597
Data esecuzione posizione 09-04-2015
Affidabilità posizione Corretto
Stato ingresso
Dimensione stimata ingresso
Tipo ingresso Pozzo
Profondità pozzo d'accesso 9
Autore posizione Moro Paolo
Gruppo appartenenza CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano
Caratteristiche
Sviluppo planimetrico 5520
Sviluppo spaziale
Estensione
Volume
Metodo calcolo volume
Dislivello positivo
Dislivello negativo 150
Dislivello totale 150
Quota fondo 447
Vincolo paesaggistico Non definito
Stato della cavità
Esplorazione in corso
Prosecuzioni Prosecuzioni certe (accessibili)
Cavità distrutta
Ostruzioni interne
Cavità attrezzata
Introvabile
Descrizione
Breve descrizione del percorso d'accesso Da Villanova delle Grotte si segue la strada per Micottis per mezzo chilometro circa, fino alla seconda abitazione dopo l'incrocio per Vigant. Sulla destra si scende, per circa 100m, nella vallecola (Valle di Zamezauka) sul cui fondo nell'agosto del 1982 si formò un'ampia voragine dalla quale, tramite uno stretto passaggio, di può accedere al vasto sistema di gallerie.
Il fondo nel quale si apre l'ingresso è di proprietà del sig. Pietro Pinosa (detto Basic).
Descrizione dei vani interni della cavità L'ingresso, inizialmente molto pericoloso, venne parzialmente reso più agevole dall'AFR, mediante il disgaggio dei massi più instabili e la costruzione di una canaletta drenante sul lato Est della voragine. In data 27 febbraio del 1983 l'accesso alla parti più interne della grotta è stato chiuso da un cancelletto, allo scopo di preservare l'integrità della cavità.

Note geolitologiche.
La cavità si apre sul versante settentrionale dell'anticlinale calcarea dei Monti Bernadia.
La struttura di questa piega è nettamente asimmetrica e presenta il fianco Sud rovesciato e costituito in prevalenza da calcari cretacici. Il fianco Nord, zona dove si è formata la cavità, si presenta ben sviluppato, con morfologia dolce e con pendenza regolare verso settentrione. E' costituito in prevalenza dalle rocce clastiche della formazione del Flysch eocenico, formata da una successione di banchi calcarei sovrapposti di varia potenza (da pochi metri ad una decina di metri), separati tra loro da rocce marnoso-arenacee. L'immersione degli strati è generalmente verso NNW, con un inclinazione variabile fra i 15° ed i 30°.
L'area è interessata da numerosi disturbi tettonici minori che sembrano influire marginalmente sull'andamento della cavità e sulla sua morfologia.
La grotta si sviluppa per al maggior parte nel "Banco della Grotta Nuova" di E. Feruglio (1954).

Morfologia.
Due sono le morfologie di base delle gallerie principali: una morfologia "tipo Doviza", con gallerie piuttosto strette, a meandro, impostate su frattura, con sezioni ellittiche, triangolari, circolari, a fessura o a buco di serratura, che si riscontrano nei tratti ove la grotta è scavata nella breccia calcarea.
Una morfologia "tipo Villanova" con sale, gallerie ampie che si sviluppano in interstrato nel flysch, con sezioni caratterizzate dalla presenza della breccia calcarea al tetto con il caratteristico solco e dal flysch sulle pareti, mentre il fondo è generalmente coperto con massi di crollo.
Gallerie di dimensioni intermedie si sviluppano nel conglomerato poco tenace, costituito da ciottoli ben arrotondati e da piccoli lembi di flysch marnoso. In questo litotipo si sviluppano gli unici due pozzi cascata presenti nella grotta.

Idrografia sotterranea.
Un primo ruscello, a portata piuttosto irregolare, ha origine da alcune scaturigini presenti nella prima parte della galleria iniziale, captanti probabilmente le acque che penetrano direttamente dalla voragine d'ingresso e da alcune piccole doline presenti pochi metri a valle. Queste acque percorrono la galleria iniziale e la galleria delle sale, ricevendo alcuni modesti contributi che scompaiono fra il materiale detritico poco dopo il primo pozzo, per ricomparire più avanti nella galleria bassa, nel flysch.
Una debole circolazione idrica è presente nella galleria alta. Le acque di stillicidio dopo un breve percorso scendono lungo il secondo pozzo e terminano in fessura impraticabile.
Un apporto considerevole di acque avviene dalle gallerie del piano inferiore poste a quote più alte. Probabilmente provengono dalle numerose doline presenti nella zona più a valle dell'ingresso, come testimoniano i numerosi rifiuti solidi che si rinvengono nella grotta. La portata di questo ruscello, che percorre buona parte della grotta, è piuttosto costante raggiungendo, in concomitanza con notevoli eventi meteorici, portate considerevoli.

Depositi di riempimento.
Le gallerie di questa nuova grotta presentano cospicui depositi di riempimento, che denotano come in passato la cavità sia stata interessata da un riempimento parziale o totale della gallerie.
I riempimenti che si riscontrano più frequentemente sono quelli clastici, come massi calcarei o arenacei staccatisi dalla volta o dalle pareti, blocchi di concrezioni rovesciati per scalzamento al piede.
Depositi costituiti da ciottoli, ghiaie e sedimenti fini sono presenti in grandi quantità nelle gallerie più basse, nella prima grande sala ed in alcuni casi occludono completamente le gallerie.
I depositi argillosi sono presenti per la maggior parte nei tratti terminali delle gallerie scavate nel flysch e nei tratti fossili.
Notevoli sono i depositi chimici, come stalattiti, stalagmiti, colate ecc., presenti un po' dovunque nella grotta. Nella seconda sala è presente una bella composizione con colonne di oltre 7m di altezza e 3m di circonferenza, ed innumerevoli altre concrezioni di rara bellezza.

REVISIONE CSIF 2001

Parti nuove
A Ramo delle bestemmie
B Rami della sala del Caos
C Ramo della circonvallazione destra
D Ramo della marna verde
E Ramo dell' anello
F Rami attorno al ramo del fumogeno
G Ramo del dottor Satagius
H Ramo" E ul bighe!"
I Ramo dell' uranio impoverito
Descrizione dei rami
Ramo delle bestemmie
Questo ramo, in parte già presente sul vecchio rilievo, inizia nella sala del Caos, ed è percorso per quasi interamente da un piccolo ruscello con portata di pochi l\s. Il nome dato al ramo sintetizza la natura del percorso da affrontare, che in certe parti risulta veramente ostile all' esplorazione; il primo tratto di cavità è formato da un meandro di ridotte dimensioni, intervallato da abbassamenti e qualche rametto laterale di pochi metri di sviluppo. Alla fine si arriva ad uno slargo del meandro con due vie: una porta ad una salita in frana che termina dopo pochi metri, mente l'altra risale il ruscello e da inizio alla seconda parte del ramo delle bestemmie, non presente nel vecchio rilievo (piccola colata legnosa (1)). Questo tratto di cavità è sempre contraddistinto da forme meandreggianti, ma molto più ridotte, che ostacolano notevolmente la progressione dello speleologo; dopo alcune decine di metri, si abbandona il corso d'acqua (proveniente da una fessura impraticabile) e si percorre uno stretto cunicolo fossile, attraversato da una discreta corrente d'aria, per arrivare ad un' altro bivio (2). Con una risalita tra blocchi di frana si arriva alla saletta del drago (3), da cui partono due brevi rami, uno in direzione NO, che chiude dopo pochi metri, mentre 1'altro in direzione SE si sviluppa per circa 20 - 25 metri con un cunicolo fangoso ed un' altra saletta di ridotte dimensioni; un cenno descrittivo merita anche il camino del menisco rotto (saletta del drago ), stretto passaggio comunicante con la superfìcie ( dal confronto alcune poligonali esteme, non mancano più di 5 o 6 metri ) attraverso fessure impraticabili. Tornando al bivio precedente si può proseguire ritrovando una minima venuta d'acqua che conduce ad un ennesimo ambiente senza altre vie di prosecuzione. Rilevatori: A.F.R, ( primo tratto ) - D. Bertolutti - L. Biasizzo - A.Berlini - Re. Gressani - Ri. Gressani - G. Moro - G. Rosa.

Rami della sala del Caos
Dalla sala del Caos (1) partono alcune diramazioni di discreto sviluppo, che abbiamo chiamato: 28 dicembre (a), bivio del pipistrello (b) e coloration day (c). Il primo ramo inizia dalla sala Caos in direzione N con una bella galleria in salita, percorsa da un rivolo d'acqua; si arriva al primo bivio (2): a sinistra si prende il ramo chiamato bivio del pipistrello, mentre a destra si prosegue con una galleria alta circa 2 m e larga 7-8. Sulla destra si incontra un'altra diramazione (3) con piccola venuta d'acqua, che riporta dopo poche decine di metri alla galleria principale; percorrendo questa diramazione, si incontra un'ulteriore biforcazione, che termina in strettoia (da rivedere). Proseguendo nella galleria principale, si effettua una facile risalita, con successiva discesa, per ricongiungersi dopo una decina di metri con la precedente diramazione (4). La galleria ora si presenta concrezionata, con sezione larga 8 metri e alta circa 2, si sale fino ad incontrare un muro di grossi blocchi di pietra, che pone fine alla galleria. Uno stretto passaggio permette di accedere ad un altro bivio (5) : risalendo si percorrono circa 10 metri di cunicolo, mentre scendendo si arriva al ramo attivo sottostante (già presente nel vecchio rilievo). Tornando alla prima biforcazione (2) (inizio ramo bivio del pipistrello), si percorre un breve tratto di meandro in salita, per poi strisciare in un basso cunicolo fossile fino ad un bivio a T (6); a destra la grotta termina in una piccola stanza, senza vie di prosecuzioni, mentre a sinistra si prosegue in salita alternando passaggi in meandro a comode strettoie. Dopo una secca svolta a sinistra, la sezione cambia, ed il meandro sprofonda in un pozzo ( P7 (7)) che si collega tramite uno stretto passaggio alla sala del Caos; proseguendo il meandro ( in alcuni punti ben concrezionato), si incontra prima un bivio a sinistra (8) ( che sbuca fuori sopra il camino del Capi (9)), poi un altro pozzo (P4 che si collega alla sottostante sala del Caos) ed infine una frana in salita che pone termine al ramo, senza altre vie di prosecuzione.
Da segnalare che prima del P7 è presenti alcune diramazioni dalle interessati prospettive. L'ultimo ramo che ruota attorno alla sala del Caos, inizia con direzione SSE biforcandosi all' inizio con una parte superiore fossile in frana (10), ed una attiva sottostante (11), che si riuniscono dopo qualche decina di metri in una piccola sala (12); nel tratto fossile, prima della ricongiunzione, ci sono 2 diramazioni : una in frana (13), percorsa per circa 20-30 metri, continua, ma tra blocchi instabili (non è stata rilevata per ragioni di sicurezza); 1'altra sulla destra inizia con una risalita su massi di crollo (m), prosegue con uno stretto passaggio e poi si allarga fino ad arrivare sopra ad un pozzetto arrampicabile (sulla sinistra del pozzetto c'è un interessante meandro da allargare (15) ). Si scende e si incontra una galleria con un piccolo ruscello: scendendo 1' acqua si arriva sopra un altro pozzetto a fondo cieco, risalendo invece si prosegue per una decina di metri fino ad una frana che pone termine all' esplorazione attuale (ci potrebbero essere nuove vie da esplorare). Tornando alla sala della congiunzione, si prosegue in direzione E con uno angusto passaggio e si arriva al camino di Capi (9) (collegato con il ramo bivio del pipistrello), avanzando sulla sinistra si arriva sul ramo attivo presente nel vecchio rilievo (10) (sulla destra altre diramazioni, che chiudono dopo pochi metri). Rilevatori : A. Borlini - P.Capisani A. D'Andrea - Ri. Gressani - M. Piva - L. Trojan - S. Turco.
Rami della circonvallazione destra
Dal camino di Renato (19), si risale l'acqua e sulla sinistra si percorre il passaggio del bigolo o del vetrino (20), entrando nel ramo circonvallazione destra (già presente nel precedente rilievo); arrivati nella prima sala, si incontrano due venute d'acqua che risalite portano a 2 rami distinti chiamati il primo, ramo Matley (d), il secondo, ramo del lavatore (e). Risalendo la venuta d' acqua del primo ramo si incontrano 2 camini, di cui uno concrezionato, non ancora risaliti; proseguendo si entra in una galleria impostata sul contatto calcare e flish sottostante fino ad un bivio: a sinistra un ramo fossile concrezionato chiude dopo pochi metri, mentre a destra si prosegue risalendo 1'acqua. La sezione della galleria si restringe e dopo un' altra decina di metri un meandro impraticabile pone fine all'esplorazione (prima della fine sono stati risaliti 2 camini sulla sinistra, senza esito). Il secondo ramo inizia con una galleria in frana concrezionata che porta ad una vasta sala ( sala del Mirmidone (22) ), riccamente concrezionata. Risalendo la venuta principale ( all'inizio della sala) si incontra subito un bel camino di grosse dimensioni, chiamato camino del Mammut (23); continuando, una diramazione a destra riporta alla sala (vecchio passaggio fossile), mentre a sinistra si continua in una galleria con il solito contatto tra calcare e flish fino ad un bivio. A sinistra si incontra una venuta d'acqua parallela, che, a valle, finisce in uno stretto budello non ancora esplorato (proprio sotto il camino dello zio (24)), mentre a monte continua in ambiente di sezione minore rispetto alla galleria precedente; si incontra prima una diramazione chiusa dopo alcuni metri, poi un camino non risalito ed infine si arriva ad una strettoia dove 1'esplorazione è terminata (in ogni caso non dovrebbero esserci grosse prosecuzioni oltre). Tornando alla venuta principale, si risale ancora una decina di metri con accentuata pendenza, fino ad una frana (25) che pone termine all'avanzata. Tornando alla sala del Mirmidone (22), al centro scendendo tra blocchi in frana si trova un ambiente sottostante alla sala, con una colata chiusa a monte ed un piccola venuta d'acqua che si perde in frana a valle; risalendo verso O la china detritica presente nella sala, si arriva in un altro grande ambiente, separato dal precedente da massi di crollo. Proseguendo a O si passa tra una frana e si ritorna sul ramo della circonvallazione destra (26), mentre avanzando verso E si percorre un cunicolo fossile di ridotte dimensioni fino ad un meandro ben concrezionato. Sul fondo del meandro scorre un ruscello di discreta portata d'acqua che a valle si collega con la sala del Mirmidone (22), mentre a monte prosegue per una ventina di metri fino ad una strettoia davanti alla quale si è fermata 1'esplorazione (il tratto in questione non è stato topografato, ed è stato chiamato diramazione Paradiso e bestemmie (27)).
Continuando il meandro in alto in direzione NE si percorre un altro cunicolo ben concrezionato che termina davanti ad un salto di circa 6 m (camino del Mammut (23)); dall'altro lato si scorge la probabile continuazione del cunicolo, interrotto dal camino, non ancora esplorata. Rilevatori: A. Borlini - A. D'Andrea - E. Dogano -Ri. Gressani - F. Persello** - R. Persello**.

Ramo della marna verde
II ramo in questione inizia presso il camino di Renato (19) e nella sua prima parte risale un torrente in un ampia galleria, che termina a destra in frana, mentre a sinistra giunge alla base di un camino di circa 10 metri (28). Risalito il camino (arrampicabile), si percorre una galleria fossile fino ad una sala (sala della Marna verde (29)) con alcuni bivi. Proseguendo in direzione E, si entra in un settore con diverse venute provenienti da camini (30); proseguendo sulla via principale si entra in ambiente di frana con un ruscello sottostante ed alcune diramazioni laterali non completamente esplorate (31). Rilevatori : D. Bertolutti - L. Biasizzo - S. Turco - M. Vecil - D. Zompicchiatti.
Ramo dell' anello
Questo ramo comincia dalla sala della marna verde (29) e ritorna dopo un lungo giro al ramo principale; esso è composto da tre rami, di cui il ramo Elianto (f) è il principale, gli altri sono il ramo Baol (g) ed il ramo Scovase (h). Dalla sala della marna verde si imbocca il ramo Elianto in dirczione O, poi uno stretto meandro (meandro slambro (32)) discendente impostato ad E porta ad una sala bassa e larga (sala del partoriente (33)), sottostante alla sala della marna verde (29). Sulla sinistra si trovano un camino ed una piccola venuta d'cqua non esplorate; scendendo si incontra a sinistra il camino terrazza mare (34) che si collega con un ramo superiore (ramo del Mocchiu) esplorato e rilevato, ma non ancora presente sul nuovo rilievo della cavità. Poco dopo sulla destra si incontra un'altra venuta con un discreto apporto d' acqua; continuando a scendere incontriamo altre diramazioni laterali, molto probabilmente collegate con il ramo superiore, fino ad un tratto meandreggiante (meandro Panorama (35)) che termina dopo pochi metri in una sala (sala del Gianni (36)) che raccoglie da destra una piccola venuta d' acqua. Dopo una decina di metri, abbandonando il ramo principale ed arrampicando sulla destra tra alcuni grossi massi di crollo, si perviene ad un ambiente fossile superiore, da dove iniziano due rami : il ramo Baol (g), ed il ramo Scovase (h); il primo ramo risale una venuta d'acqua proveniente da destra, dopo un basso passaggio si trova 1'ennesima galleria impostata sul contatto calcare flish, che prosegue per una decina di metri fino ad un bel camino (camino della strega (37)) da dove arriva il piccolo ruscello (non è stato ancora effettuata la risalita, ma potrebbe collegarsi con il ramo del Mocchiu). Poco prima si possono percorrere due stretti cunicoli di cui uno a sinistra abbastanza breve che chiude in frana, mentre 1'altro, a destra, è più articolato e dopo un primo tratto in forte risalita si avanza suborizzontali in uno stretto cunicolo terminante in una fessura impraticabile (38). Il ramo Scovase segue l'andamento del sottostante ramo Elianto verso il ramo principale, ed è praticamente il vecchio ramo fossile; all'inizio si affronta un bivio: a sinistra una colata risalita rivela un piccolo ambiente (39) che chiude dopo pochi metri, mentre a destra si arriva ad una saletta riccamente concrezionata. Il ramo continua con un cunicolo parallelo al ramo Elianto, fino ad incrociarlo passando sopra un ponte di roccia; successivamente due stretti cunicoli riportano di nuovo sul ramo principale vicino al ricongiungimento con il ramo principale (40). Tornando alla sala del Gianni e scendendo verso valle si percorre una bella galleria scarsamente concrezionata in flish fino all'incontro con il ramo Scovase (40); subito dopo si trova una diramazione dalla quale arriva un buon apporto d'acqua (chiude in frana (41) dopo una decina di metri, l'acqua proviene probabilmente dal ramo Baol), poi si continua a scendere lasciando a destra un camino non risalito. Infine, dopo aver lasciato sulla sinistra il ramo Scovase si arriva alla congiunzione con il ramo principale (42) Rilevatori : D. Bertolutti - A. Borimi - G. Garimoldi - G. Rosa - L. Trojan - S. Turco - M. Vecil.
Rami attorno al ramo del fumogeno
Sopra il 2° pozzo della grotta E. Feruglio ( o pozzetto della scaletta (43)) si trova il ramo chiamato del fumogeno (i), per arrivarci bisogna risalire un camino (44) sulla destra (fattibile in arrampicata) e oltrepassare una strettoia con un bivio; a sinistra si entra in una frana (45) con pozzi e camini (non ancora topografata), a destra si trova una piccola sala con una colata "mangiata" (per effetto dell'acqua a maggiore contenuto di anidride carbonica, che erode invece di depositare) e poi un grande camino (camino del fumogeno (46)) di una ventina di metri non ancora risalito; sul fondo del camino un piccolo salto dovrebbe riportare sul ramo principale.
Proseguendo si imbocca una galleria con una piccola venuta d'acqua fino ad un ulteriore bivio dove si è fermata 1'esplorazione; le due piccole diramazioni proseguono, ma dato la vicinanza con la superficie si ritiene che finiscano in frana dopo pochi metri. Tornando al pozzetto della scaletta, si riprende l'esplorazione salendo in direzione SE con una breve galleria ed alcuni passaggi in frana alternati a piccole arrampicate fino ad una strettoia tra blocchi non affrontata per ragioni di sicurezza (47). Sotto il 2° pozzo inizia un altro ramo chiamato del Kofs (1); si risale in angusti ambienti una piccola venuta d'acqua, fino ad incontrare uno stretto meandro fossile al limite della praticabilità. Si arriva alla base di un camino di circa 4-5 metri arrampicabile, alla sommità del quale si incontra un bivio (bivio del castagno Huang (48)) che dà inizio a 2 tortuosi cunicoli fossili, con un discreto passaggio d' aria; in entrambi data la ristrettezza del cunicolo bisognerebbe attuare più di una disostruzione.
Rilevatori : A. Borlini - A. D'Andrea- R. Persello** - G. Rosa.
Ramo del Dottor Satagius
Davanti al camino di Renato (19) si trova sulla parete E un evidente meandro in salita (49), che porta ad un bivio, a sinistra si torna al ramo principale, mentre a destra si imbocca un cunicolo che tende ad allargarsi fino a diventare una galleria (50) (ilvecchio ramo fossile), divisa dal ramo principale da grossi massi incastrati; sceso in arrampicata un piccolo salto, si prosegue la galleria incontrando un meandro sfondato, che disceso permette di ritornare nel ramo principale, sotto il camino di Renato. Continuando la galleria, si arriva ad una bassa saletta con alcuni bivi (51): a sinistra due diramazioni chiudono subito in frana, mentre avanzando strisciando in mezzo a concrezioni a spaghetto si arriva ad uno stretto pozzetto (52) non disceso, da cui fuoriesce una discreta corrente d'aria (appare molto probabile una congiunzione con il cunicolo del vento (53)). Rilevatori : A. Borlini - A. D'Andrea - R. Persello**.

Ramo "E ul bighe !"
Questo ramo collega le due parti in cui è divisa la grotta E. Feruglio, ed è in parte fossile ed in parte attivo; l'inizio del ramo è posto poco dopo le grandi sale della Feruglio vecchia (54) e per raggiungerlo bisogna lasciare il ruscello (a parte attiva, che chiude dopo una ventina di metri in bassi passaggi allagati) e risalire in arrampicata circa 4 metri per accedere alla parte fossile del ramo (55). Dopo 1' arrampicata, si scende e si percorre un cunicolo molto basso ( circa 30-40 cm ), lungo una decina di metri fino ad un allargamento; da qui uno stretto meandro (56) ventoso ed impegnativo riporta lo speleologo alla parte attiva. Un'altra decina di metri impegnativi (oggetto di alcune disostruzioni ), strisciando tra acqua e fango e poi il ramo assume delle dimensioni più ampie, intervallato da alcuni salti (57) arrampicabili, fino al collegamento con la galleria principale della Feruglio nuova (58).Rilevatori : A. Borlini - S. Turco
Ramo dell'uranio impoverito
Scendendo verso il fondo al sifone temporaneo (59), che collega la parte vecchia a quella nuova, si incontra, dalla parte destra, una bella cascata ( ascata del Cristo col colbacco (60)) con un buon apporto d' acqua. Per risalirla occorre scendere ancora per una decina di metri e sempre sulla destra si sale una rampa (61) che in breve tempo porta alla sommità della cascata. Superato uno stretto pertugio (in caso di piena diventa difficilmente praticabile), si imbocca un bel meandro ascendente e poco dopo si abbandona la venuta d' acqua (62) e si prosegue nel fossile; la venuta d'acqua prosegue, ma non è stata ancora esplorata per mancanza di tempo. Nel meandro si notano alcuni depositi di ghiaia segno della notevole portata della venuta d' acqua; proseguendo si incontrano alcune diramazioni di scarsa importanza, di cui una riporta sul ramo principale, mentre le altre sono state velocemente esplorate lasciando aperte alcune possibilità di nuove prosecuzioni (meandro ti-ti (63)). Continuando nell'avanzata la sezione del ramo si restringe, diventa tondeggiante e leggermente concrezionata, fino alla strettoia del verme (64). Questo passaggio, permette di accedere ad una piccola sala con grossi blocchi di frana; di fronte si nota uno stretto meandro (65) che continua per almeno una trentina di metri, ma non è stato ancora topografato (bisogna superare un passaggio in arrampicata esposto), a destra invece si scende lungo una china detritica e si arriva ad un ambiente sottostante alla saletta precedente.
Qui si incontra una piccola venuta d'acqua, che a monte termina dopo pochi metri in fessure impraticabili (66), mentre scendendo verso valle si deve passare tra alcuni grossi massi incastrati per ritrovarsi in una comoda galleria (67) con il solito contatto tra calcare e flish sottostante; con una rapida progressione si arriva subito alla confluenza con il ramo principale (68), una decina di metri a monte della cascata del Cristo col colbacco (60) descritta precedentemente. Rilevatori : A. Borlini - G.Concina* - F. Persello** - R. Persello**.
Rilievo Pianta - Aggiornamento rilievo - 1:1000 - Effettuato in data: 05-06-2001
Foto
Data dello scatto: 11-03-2018

Tipo inquadratura: Ingresso con numero identificativo

Autore foto: Romanin Rosa

Gruppo di appartenenza: CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano

Descrizione inquadratura: Ingresso vecchio (ingresso 1)
Data dello scatto: 11-03-2018

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Autore foto: Romanin Rosa

Gruppo di appartenenza: CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano

Descrizione inquadratura: Targhetta ingresso vecchio (ingresso 1)
Data dello scatto: 11-03-2018

Tipo inquadratura: Targhetta o numero identificativo

Autore foto: Romanin Rosa

Gruppo di appartenenza: CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano

Descrizione inquadratura: Targhetta ingresso nuovo (ingresso 2)
Data dello scatto: 11-03-2018

Tipo inquadratura: Ingresso con numero identificativo

Autore foto: Romanin Rosa

Gruppo di appartenenza: CSIF - Circolo Speleologico Idrologico Friulano

Descrizione inquadratura: Ingresso nuovo (ingresso 2)